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Leanò e la bellezza di non avere tutte le risposte

3 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Photo credit: Ilaria Taschini e Studio Cemento
Photo credit: Ilaria Taschini e Studio Cemento

E se non fosse necessario capire tutto quello che ci succede? Tra città e natura, sogni e contraddizioni, la cantautrice milanese trasforma le domande senza risposta in canzoni.


C’è un momento, nella vita di tutti, in cui ci fermiamo a pensare a cosa resta davvero. Non solo delle persone, delle relazioni o dei luoghi, ma anche di noi stessi. Cosa rimane quando tutto cambia, quando la routine si rompe, quando le certezze che avevamo sembrano sfumare? È una domanda che non ha una risposta univoca, ma che sembra attraversare, in modo viscerale, la musica di Leanò.

Dietro questo nome c’è Eleonora Pisati, cantautrice milanese dalle radici cilentane. Due luoghi, due immaginari, due modi diversi di stare al mondo che nella sua musica sembrano incontrarsi continuamente. Da una parte Milano, con il suo movimento incessante, gli stimoli e le contraddizioni; dall’altra la natura, il sud, un luogo in cui rallentare e provare a ritrovare qualcosa di più essenziale.


Cosa resta?


Con cosa resta?, il suo ultimo EP, ci siamo fatti un bel viaggio: Leanò sembra portarci nel mezzo di una conversazione con sé stessa. Sei tracce che attraversano innamoramento, rabbia, ricerca personale e gioco, senza seguire una traiettoria emotiva troppo ordinata.

Il titolo è già una piccola provocazione. Siamo abituati a pensare che ogni esperienza debba lasciarci qualcosa di chiaro: una lezione, una consapevolezza, una versione migliore di noi stessi. Ma se alcune cose ci cambiassero senza insegnarci necessariamente qualcosa? Se, dopo aver attraversato un momento difficile, non diventassimo più saggi, ma semplicemente diversi?

Tra chitarre morbide, riverberi sognanti e aperture più esplosive, cosa resta? sembra lasciare spazio proprio a questa possibilità. Le emozioni non vengono messe in fila, ma convivono, si contraddicono, cambiano forma. C’è qualcosa di profondamente umano in questo disordine: il fatto che possiamo desiderare due cose opposte nello stesso momento, sentire la mancanza di qualcosa da cui siamo scappati, oppure non riconoscerci più in una persona che fino a poco tempo prima pensavamo di essere.


Il pezzo da ascoltare: cosa resta?


La title track è il punto da cui partire. Non tanto perché riassuma necessariamente tutto il progetto, quanto perché contiene la domanda che lo attraversa.

Ascoltala senza cercare subito un significato preciso. Lascia che siano le atmosfere, le parole e le sensazioni a fare il loro lavoro.



La scrittura di Leanò si muove proprio in questo spazio, tra il desiderio di partecipare al mondo e quello di prenderne le distanze. Musicalmente, l’indie pop si intreccia con suggestioni urban e richiami alla tradizione popolare, mentre le immagini evocate nei testi oscillano tra la quotidianità e dimensioni quasi surreali.

Non c’è una formula unica, e forse è proprio questo il punto: lasciare che una canzone cambi umore, prospettiva e direzione, proprio come succede a noi.


Forse non tutto deve avere una risposta.


C’è qualcosa di liberatorio nell'idea che non dobbiamo necessariamente capire tutto quello che ci succede. Che possiamo attraversare una fase senza sapere dove ci porterà, cambiare idea senza sentirci incoerenti, lasciare andare qualcosa senza riuscire a spiegare fino in fondo perché.

Forse una canzone non deve necessariamente risolvere un dubbio. Può semplicemente dargli una forma, farci compagnia mentre lo attraversiamo e ricordarci che non siamo gli unici a non avere tutto chiaro.


E allora c’è una domanda che vale la pena portarsi dietro anche dopo l'intero ascolto: se domani perdessi tutto ciò che oggi sembra tuo, cosa resterebbe davvero di te?


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