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La musica dal vivo cresce. Ma chi tiene in piedi i piccoli club?

15 ott
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 3 giorni fa



Nel 2025 la spesa al botteghino dei concerti in Italia ha raggiunto 1,16 miliardi di euro, con una crescita del 17,5% rispetto all’anno precedente, secondo il Rapporto SIAE. Un risultato record che racconta un settore in espansione, ma che non basta a descrivere la salute dell’intero ecosistema musicale. Per capire come sta davvero la musica indipendente, bisogna guardare anche a ciò che succede lontano dai grandi palchi.


Un concerto negli stadi e una serata in un piccolo live club hanno economie molto diverse. Per un locale indipendente, riempire la sala non significa necessariamente guadagnare: cachet, personale tecnico, affitto, attrezzature e promozione incidono sugli incassi. A questo si aggiunge la difficoltà di programmare artisti che non hanno ancora un pubblico consolidato, ma che hanno bisogno proprio di quei palchi per costruirlo.


Il valore culturale di un concerto, insomma, non coincide sempre con il suo ritorno economico. E quando le risorse sono limitate, il rischio è che la programmazione si orienti verso proposte più facilmente vendibili, riducendo lo spazio per la sperimentazione e la scoperta.

Per comprendere meglio questa realtà, nel febbraio 2026 ARCI, Assomusica e KeepOn LIVE hanno promosso Spazi che suonano, una mappatura nazionale dei live club italiani.


L’iniziativa punta a raccogliere dati su strutture, attività, pubblico, occupazione e sostenibilità economica, con l’obiettivo di costruire una fotografia più precisa del settore. Un passaggio importante: senza informazioni comparabili è difficile capire quali siano le esigenze dei locali e progettare interventi efficaci.


La sostenibilità, infatti, non dipende da un’unica fonte di entrate. La biglietteria può essere affiancata da contributi pubblici, partnership commerciali, collaborazioni culturali e iniziative rivolte alle comunità locali. Ogni spazio deve trovare un equilibrio coerente con la propria identità, senza che la necessità di far quadrare i conti diventi un ostacolo alla ricerca artistica.

Non si tratta di contrapporre i grandi concerti ai piccoli club, ma di riconoscere che una scena musicale ha bisogno di luoghi diversi per continuare a rinnovarsi. I festival possono dare visibilità, i grandi palchi raggiungere migliaia di persone, ma sono spesso gli spazi più piccoli a offrire agli artisti le prime occasioni per sperimentare, incontrare un pubblico e sviluppare un percorso.


I numeri record del mercato sono una buona notizia. La sfida è fare in modo che la crescita del settore non venga misurata soltanto attraverso gli incassi complessivi, ma anche attraverso la varietà delle proposte che riesce a sostenere.

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